Come scegliere il cloud giusto

Cos’è il Cloud: la nuvola

Il Cloud (che in italiano si pronuncia clàud) che non è altro che uno spazio di archiviazione personale, chiamato talvolta anche cloud storage, accessibile in qualsiasi momento ed in ogni luogo utilizzando semplicemente una qualunque connessione ad Internet e qualsiasi dispositivo. Ti è mai capitato di elaborare un file dal computer di casa e il giorno successivo in ufficio ricordarti di non averlo portato con te? Oppure ti aver lavorato su varie versioni di un documento e non sapere quale sia quella corretta? O ancora dover condurre un lavoro con un collega e lavorare sullo stesso file e impazzire per fare le correzioni senza cancellare quelle del collaboratore? Sicuramente non è una sensazione piacevole dover ricominciare tutto d’accapo! Per questo il Cloud è nato! In caso di smarrimento o rottura del pc o dello smartphone i tuoi dati saranno salvati e accessibili nella nuvola. Prima di capire come scegliere il cloud giusto per la tua organizzazione vediamo le differenze tra i vati tipi di Cloud.

Diversi tipi di Cloud, come scegliere il cloud giusto per la propria organizzazione

Cloud Storage e Cloud computing

Le diverse tipologie di cloud rispondono a 2 famiglie principali:

  •  cloud storage: mero deposito di file. Un esempio è Dropbox, servizio che permette di posizionare online dati di qualsiasi natura ma che si limita a fare da storage.
  • cloud computing: oltre a dare la possibilità di immagazzinare dati online, permette anche di lavorare i file depositati. I più famosi cloud computing sono quelli di Google Drive e di Microsoft OneDrive che permettono l’uso (anche condiviso) dei file che contengono, consentendo una forma di ciò che viene comunemente chiamata “online collaboration”.

Ma il cloud permette ben altro, consente infatti di utilizzare applicazioni fisicamente installate, su server che né appartengono all’azienda che ne fa uso né sono posti al suo interno.
Il cloud computing è infatti la distribuzione di servizi di calcolo, come server, risorse di archiviazione, database, rete, software, analisi, business intelligence e altri ancora, tramite Internet (“il cloud”), per offrire innovazione rapida, risorse flessibili ed economie di scala.

Differenze tra cloud pubblico, privato e ibrido

Il discorso comincia così a diventare più complesso e rende necessario un chiarimento ulteriore tra le differenze tra cloud pubblico, privato e ibrido. I cloud pubblici rappresentano la modalità più comune per la distribuzione del cloud computing. Le risorse cloud, ad esempio i server e le risorse di archiviazione, appartengono a e sono gestite da un provider di servizi cloud di terze parti e vengono distribuite tramite Internet. 

Microsoft Azure è un esempio di cloud pubblico. In un cloud pubblico condividi lo stesso hardware, le stesse risorse di archiviazione e gli stessi dispositivi di rete con altre organizzazioni o “tenant” cloud.

Un cloud privato è costituito da risorse di calcolo usate esclusivamente da un’azienda o un’organizzazione. Il cloud privato può essere situato fisicamente nel data center locale dell’organizzazione oppure può essere ospitato da un provider di servizi di terze parti. I cloud privati vengono usati spesso da agenzie governative, istituti finanziari e altre organizzazioni di medie e grandi dimensioni con operazioni cruciali che richiedono un controllo avanzato sul proprio ambiente.

I cloud ibridi combinano l’infrastruttura locale, o cloud privati, con i cloud pubblici, in modo da consentire alle organizzazioni di sfruttare i vantaggi di entrambi. Puoi ad esempio usare il cloud pubblico per scenari che richiedono volumi elevati e con esigenze minori a livello di sicurezza, come la posta elettronica basata sul Web, e il cloud privato o un’altra infrastruttura locale per operazioni riservate e cruciali per l’azienda, come la creazione di relazioni finanziarie.

Per maggiori informazioni sul sito di Microsoft

Vantaggi dei cloud pubblici:

  • Costi ridotti: non devi acquistare hardware o software e paghi solo per i servizi usati.
  • Nessuna manutenzione: il provider di servizi fornisce la manutenzione.
  • Scalabilità quasi illimitata: sono disponibili risorse on demand per soddisfare le tue esigenze aziendali.
  • Affidabilità elevata: una vasta rete di server offre protezione in caso di errori.

Vantaggi dei cloud privati:

  • Maggiore flessibilità: la tua organizzazione può personalizzare il proprio ambiente cloud per soddisfare esigenze aziendali specifiche.
  • Sicurezza ottimizzata: le risorse non sono condivise con altri utenti, quindi sono possibili livelli superiori di controllo e di sicurezza.
  • Scalabilità elevata: i cloud privati offrono comunque la scalabilità e l’efficienza di un cloud pubblico.

Vantaggi dei cloud ibridi:

  • Controllo: la tua organizzazione può mantenere un’infrastruttura privata per gli asset riservati.
  • Flessibilità: puoi sfruttare le risorse aggiuntive nel cloud pubblico quando necessario.
  • Convenienza: grazie alla scalabilità nel cloud pubblico, puoi pagare per potenza di calcolo aggiuntiva solo quando necessario.
  • Semplicità: puoi rendere meno complesso il passaggio al cloud eseguendo una migrazione graduale di alcuni carichi di lavoro alla volta.

C’è cloud e cloud, come scegliere quello giusto (per aziende)

Il termine Cloud, spesso visivamente rappresentato dalla nuvola, suggerisce alla mente di ognuno flessibilità e semplicità nel salvare dati utili e averli sempre disponibili solo grazie ad una connessione. Nell’uso privato, i diversi cloud, ci vengono in aiuto come sistemi di back-up, ampliando la capacità dei dispositivi in uso.

Utilizzando questi servizi, però, siamo nel contempo più o meno consapevoli del fatto che stiamo di fatto accettando un compromesso: stiamo esponendo i nostri dati in cambio di maggiore flessibilità!
Detto ciò, come comportiamo allora in azienda? Ecco perché insistiamo col dire che c’è cloud e cloud. Così come esistono “buone pratiche” e modus operandi che è necessario assumere ad ogni livello di un’organizzazione affinché sia garantita la sicurezza informatica di un’azienda.

Esporre i propri dati è sempre un rischio che può portare a danni importanti e talvolta irreversibili. Se a farlo è un’organizzazione i danni che né possono derivare si traducono in perdite di reputazione ed affidabilità, con connesse perdite di valore oltre che di produttività del lavoro stesso. Questo perché ogni azienda vive di relazioni a più livelli, dunque i dati interessati sono quelli dei propri fornitori, clienti, dipendenti, collaboratori.. Come gestire queste problematiche?

Vi proponiamo cinque temi/quesiti in “pillole” che consentono di fare un’autoanalisi del livello di sicurezza dei propri asset aziendali. Il primo quesito riguarda proprio l’uso nella propria azienda di “Cloud non autorizzati”….

Anche le organizzazioni di media dimensione dovrebbero rivolgersi a dei professionisti per settare e proteggere i dati aziendali per non incorrere in spiacevoli inconvenienti ed attacchi hacker.

5 quesiti per fare l’autoanalisi del livello di sicurezza aziendale

Valutazione del rischio: 5 quesiti per fare l’autoanalisi del livello di sicurezza aziendale

La “superficie di attacco” oggi è molto ampia, si pensi alla sola connettività a internet e alla rete degli uffici delle aziende, che apre le porta all’esterno facilitandoci nel lavoro ma rendendoci anche soggetti ad attacchi di vario tipo.

Nel caso di attacchi DoS per esempio le risorse online dell’azienda vengono rese non disponibili e bloccate a e le attività aziendali si interrompono, creando un forte danno economico. Oppure i furti dei  furto di documenti o di informazioni riservate dell’azienda tramite malware…

Per maggiori informazioni sui tupi di attacchi

Procediamo quindi nella autoanalisi per capire il livello di sicurezza della tua organizzazione:

5 quesiti per fare l’autoanalisi del livello di sicurezza aziendale

1. Stiamo utilizzando “cloud non autorizzati”

Dropbox, Google Drive, MediaFire, Egnyte. … ottimi strumenti per i privati, ma una minaccia per le aziende. Anche se la tua società non li supporta, è probabile che il team responsabile della sicurezza abbia riscontrato l’uso di uno o più di questi cloud privati all’interno di un’organizzazione. La sincronizzazione degli account e la condivisione di file privati non è supportata e quindi non protette dall’infrastruttura IT.

Questi atteggiamenti generano il diffuso fenomeno delle “shadow IT“, le zone d’ombra che sfuggono al controllo dell’amministrazione e che quindi possono esporre a rischi interi asset aziendali. Il 40% delle organizzazioni che ha avuto esperienze con cloud non autorizzati ha riscontrato l’esposizione di dati riservati. [Studio a cura di Symantec: Avoiding the Hidden Costs of the Cloud]

Si rivela quindi necessario valutare l’implementazione di servizi cloud sicuri e professionali dismettendo l’uso dei cloud non autorizzati.Scegliendo una soluzione di livello aziendale come Microsoft OneDrive for Business, i dipendenti possono salvare e condividere documenti e collaborare ai contenuti senza compromettere la sicurezza dei dati.

2. Le “minacce interne”

Ok, abbiamo disposto l’utilizzo di un sistema cloud professionale, efficiente e sicuro posto ad evitare “cloud non autorizzati”. Ma come gestiamo l’utilizzo dello stesso e dunque come questo viene usato dalle persone, quindi dai nostri collaboratori?

Le minacce interne sono generalmente ritenute le più complesse da cui difendersi. Se consideriamo poi, l’uso sempre maggiore di collaboratori occasionali, freelance e dipendenti temporanei in un’organizzazione, la capacità di difendersi da potenziali minacce interne è praticamente impossibile. È possibile però, perlomeno monitorare il lavoro dei nostri collaboratori evitando disfunzioni compromettenti la sicurezza.

Con le soluzioni integrate in Office 365 e quindi in SharePoint Online, Exchange Online e Microsoft Office, è possibile impostare le autorizzazioni di accesso ai file dei diversi autori. Gli amministratori ricevono notifiche ogni volta che vengono scambiate informazioni riservate e possono scegliere se revocare dati e accesso a determinati dipendenti. Così come possono esaminare i dati degli incidenti e generare report per individuare con precisione i casi in cui può essersi verificata una perdita delle informazioni.

Inoltre, le soluzioni di prevenzione della perdita dei dati sempre integrate in questi ultimi, consentono agli amministratori IT di prevenire problemi legati a minacce interne. Tutto questo è possibile senza estendere i budget per la conformità: con Office 365 la compliance è inclusa nel pacchetto!

3. Attivare una “task force” per la sicurezza informatica

Può sembrare assurdo: secondo il Financial Executives Research Foundation: The CFO’s Role in Cybersecurity – L’84% delle organizzazioni non ha in piedi una task force per la sicurezza informatica!

Questo perché non si è abituati a prevenire, ma a curare. Ai professionisti della sicurezza informatica viene insegnato a ragionare sul quando (e non se) può verificarsi una violazione. La pianificazione di una violazione significa creare una task force in tutta l’organizzazione che stabilisca le persone coinvolte nella comunicazione dell’attacco ai clienti (responsabile marketing), i responsabili della protezione di una rete (responsabili della sicurezza e delle tecnologie) e chi dovrà gestire le implicazioni legali delle informazioni violate (responsabili dei reparti legale, del servizio clienti e HR). Benché la creazione di una task force per la sicurezza informatica all’interno di un’organizzazione sia considerata una procedura consigliata, nella maggior parte delle aziende tale task force non esiste del tutto.

4. Sicurezza della politica BYOD

Le politiche BYOD permettono ai dipendenti di accedere ai file della società dai propri dispositivi h24. Tali politiche negli ultimi cinque anni hanno visto una vera e propria esplosione, considerando l’aumento dello smart working. Tuttavia, secondo un report del 2014 a cura di Check Point, oltre metà dei dirigenti IT ha segnalato che gli incidenti di sicurezza causati dall’approccio BYOD, generando rischi e costi non indifferenti. È dunque necessario supportare le politiche BYOD in modo da trarne vantaggi, senza compromettere la sicurezza, né tanto meno violare il budget.

I servizi di Office 365 sono stati pensati proprio per dotare le imprese di strumenti capaci di supportare l’agilità del lavoro senza perdite in sicurezza e compliance, comprendendo funzionalità Single Sign-On e per la gestione self-service delle password. Inoltre, Strumenti di gestione della mobilità come Microsoft Enterprise Mobility Suite (EMS) possono mantenere i dipendenti connessi alle app di cui hanno bisogno, senza compromettere la sicurezza. Oggi, è necessario proteggere e gestire i dispositivi mobili e gli smartphone usati al di fuori della rete aziendale, insieme ai dati che contengono. Ciò è possibile proprio con EMS, in un unico pacchetto. Quest’ultimo, fra le altre cose, consente di cancellare da remoto i dati dai dispositivi smarriti.

Inoltre, la gestione di dispositivi mobili per Office 365 può contribuire alla protezione dei dispositivi aziendali da qualsiasi posizione. Il tuo team IT può gestire i criteri per i dispositivi mobili ed eseguire una cancellazione selettiva dei dati di Office 365 se un dipendente lascia l’organizzazione, evitando ai reparti HR, IT e della sicurezza perdite di tempo e difficoltà.

5.  Budget destinato alla sicurezza

Bisogna dirlo: ancora non si percepisce la sicurezza informatica come necessaria e fondamentale. Questo perché non si ha avvertenza della gravità dei rischi che si corrono come utente e come azienda soprattutto. Difatti, soltanto negli ultimi dieci anni questi discorsi hanno iniziato ad interessare utenti di ogni livello. La disavvertenza di questo problema, si traduce in scarsi investimenti relativi alla voce “sicurezza”. Inoltre, il più delle volte questa viene percepita come una spesa e non come un’investimento atto a prevenire disfunzioni, perdite di risorse, sprechi; capace di dare una nuova spinta alla produttività stessa di ogni livello, garantendo forza e stabilità dei vari asset.

Detto ciò, c’è quindi da domandarsi se i budget destinati alla voce “sicurezza” sono ragionevoli e commisurati al raggiungimento di tale scopo.  Che si tratti di individuare professionisti capaci di supportare la gestione dell’area sicurezza o potenziare il budget IT, è necessario scoprire ciò di cui ha bisogno il proprio team e introdurre le modifiche necessarie perché possa lavorare al meglio.

In questi casi, è possibile chiedere consulenza ai fornitori IT per meglio comprendere quali sono gli strumenti che meglio si adattano al proprio business. Infoservice, anche in qualità di partner Microsoft, offre prima di tutto questo. Una consulenza altamente specializzata a costo zero! Questo perché essa è prima di tutto tesa al raggiungimento di obiettivi comuni come l’implementazione di strumenti e servizi informatici, atti a sostenere e semplificare il lavoro quotidiano, affrontando insieme la Digital Trasformation.

Differenza fra i piani GSuite e i piani Office 365

Scopriamo la differenza fra i piani GSuite e i piani Office 365

Abbiamo disquisito attentamente della differenza tra la gestione della mail aziendale  di G Suite e quella di Office 365, quindi adesso andiamo a capire meglio e nel dettaglio come differiscono i piani per le aziende delle grandi Microsoft e Google. Inizieremo da “mamma” Google e poi vederemo “papà” Microsoft.

 L’offerta piani di Google per le aziende

Ad una prima occhiata, i piani offerti da Google sono tre: Basic e Business ed Enterprise. Il piano Enterprise è la vecchia “Suite premium per l’ufficio con funzionalità e controlli avanzati“. Le differenza fra i piani GSuite e i piani Office 365 sono invece molte.

Il piano Basic (4 euro/mese per utente o 40€ all’anno più IVA) offre una “suite professionale” per l’ufficio con 30 GB di spazio di archiviazione per la cassetta postale e 30 GB di spazio per la condivisione di file su Drive, con controllo di sicurezza e amministrazione degli utenti attivi. Comprende nel dettaglio

  • Un’email aziendale Gmail personalizzabile (Email @nomeazienda): attenzione!! il dominio è a pagamento e soggetto a disponibilità! e dovrà essere registrato su un DSN come Do Daddy…
  • Uno strumento (Fogli) per creare e condividere documenti online (lo ripetiamo, soltanto online!)
  •  Controlli di sicurezza e di amministrazione degli utenti attivi; 30 GB di spazio di archiviazione su Drive; assistenza telefonica sul servizio h24/7gg. Il servizio di posta prevede un livello di sicurezza con filtro antispam non al di sopra della norma: Google utilizza le sue capacità di apprendimento automatico per rilevare gli accessi sospetti e bloccare i tipi più avanzati di spam. Il servizio può avere un vincolo annuale o mensile.

Il piano Business (8 euro/mese per utente o 96€ all’anno più IVA) è consigliato per le piccole aziende ed offre oltre le funzionalità presenti del piano Basic:

  • Spazio di archiviazione su cloud illimitato (oppure 1 TB se gli utenti sono meno di 5), quindi attenzione al numero delle licenze.
  • eDiscovery per email, chat e file: per trovare informazioni e prevenire la perdita dei dati. Servizio offerto anche da Outlook per ogni piano Office 365 che prevede la mail aziendale.

Il piano Enterprise (23 euro/mese per utente o 276€ all’anno più IVA) è previsto, insieme al Business per le aziende di grandi dimensioni. Aggiunge poco o nulla al Piano Business:

  • Possibilità di criptare i messaggi
  • Prevenzione perdita dei dati per Drive e Gmail
  • Rapporti per monitorare le attività degli utenti

L’offerta di Microsoft e i Piani Office 365 per le aziende

Differenza fra i piani GSuite e i piani Office 365 Logo Office 365Mentre i piani di G Suite offerti da Google alle imprese sono soltanto tre, Microsoft con Office 365, ha un’offerta piani molto ampia. Infatti Office 365 è capace di rispondere a numerose altre esigenze di business, contribuendo in maniera significativa e quasi esclusiva alla digitalizzazione di un’impresa.

Ad esempio, già dal piano Business Premium, insieme alla posta elettronica e ai servizi cloud  consente di avere in abbonamento la licenza di Office, sempre aggiornata all’ultima versione!

Office 365 soddisfa le esigenze relative alla gestione dati (il pacchetto Office completo ora è online e on-premises) con Accessalla redazione di documenti con Word, grafici e fogli di calcolo con Excel, presentazioni con Power Point.  In pratica, consente di acquistare in un’unica soluzione l’irrinunciabile “pacchetto Office” e di goderne appieno sia online che offline, grazie alle 5 istallazioni on-premises per utente.

In base al piano prescelto, Office 365 aggiunge strumenti dedicati alla comunicabilità sia interna che esterna, al lavoro in mobilità, a strumenti di business intelligence.
Con Office 365 l’azienda non rinuncia agli standard Office universalmente condivisi. Non corre il rischio di non riuscire ad aprire e lavorare un file (sia in entrata che in uscita) o di perdere parti importanti di documento, come spesso succede con software Open Source o di terze parti…Insomma, è risaputo, Office è il software per la gestione documentale più utilizzato al mondo e si conferma sul mercato come standard di riferimento.

I piani Office 365 in dettaglio

Apparentemente più complessa può sembrare l’offerta di Microsoft, che invece propone piani molto differenziati e flessibili.

Per una migliore comprensione ci è utile suddividere l’offerta piani Office 365 in due categorie: Business e Enterprise. Gli Enterprise sono più articolati dei primi e sono offerti in special modo ad aziende con utenti superiori alle 300 unità. Nulla vieta che è possibile attivare piani Enterprise anche al di sotto di questa soglia. L’offerta è quindi molto variegata e flessibile con 3 piani business per le piccole e medie imprese (di cui due includono Exchange Online) e ben 4 piani Enterprise.

I Piani Business

Business Essentials (4,20€/utente al mese IVA esclusa)

Il piano base comparabile al Basic di Google è Office 365 Business Essentials. Offre:

  • Email aziendale brandizzabile e personalizzabile con Exchange Online naturalmente perfettamente integrato con Outlook, con una cassetta postale da 50 GB e la possibilità di creare alias email di gruppo. Calendari intelligenti e condivisibili, lista contatti.
  • Versioni Online di Office tra cui Word, Excel e Power Point (nativi di Office)
  • Spazio di archiviazione e condivisione dei file per utente di ben 1 TB con One Drive (a prescindere dal numero delle licenze acquistate), video conferenze, chat e presentazioni illimitate in HD con Skype for Business (che consente di far partecipare alle riunioni fino a 250 persone!).
  • Ogni piano utente è gestibile per controlli e sicurezza dal pannello di amministrazione. Il servizio può avere un vincolo mensile o annuale. Per quanto riguarda l’acquisto delle licenze, l’incremento del numero delle sottoscrizioni può avvenire in qualsiasi momento, così come è possibile diminuire il numero di queste alla relativa scadenza.

Business Premium (10,50€/utente al mese IVA esclusa)

Il piano più popolare di Office 365, è infatti il più funzionale per le piccole-medie imprese. Studiato per un numero massimo di 300 utenti ha tutte le caratteristiche dell’ Essentials ed inoltre:

  • Exchange Online l’e-mail di livello aziendale con cassetta postale da 50 GB
  • Indirizzi del dominio di e-mail personalizzati (nome@nomeazienda.com) ed alias gratuiti
  • SharePoint Online per creare la propria intranet aziendale, Tutti i collaboratori potranno condividere informazioni ed essere sempre aggiornati. Con SharePoint online è possibile anche creare e gestire work flow
  • Skype for Business per le videoconferenza HD con un totale di 250 partecipanti esterni (all interno dell organizzazione non vi è limite)
  • Microsoft Teams per fornire i tuoi team di un’area di lavoro basata su chat. è possibile creare canali specifici ed ausare tutte le applicazioni Microsoft ma anche applicazioni esterne al suo interno
  • Per pianificare appuntamenti con i clienti Microsoft Bookings per pianificare appuntamenti con i clienti
  • Microsoft Planner per la pianificazione e gestione delle attività di lavoro e dei team
  • Yammer per collaborare tra reparti e sedi di lavoro differenti

Business (8,80€/utente al mese IVA esclusa)

Le Business sono per le organizzazioni che preferiscono lavorare con le versioni complete installate delle applicazioni di Office in tutti i tuoi dispositivi, oltre a servizi di archiviazione e condivisione di file online. In questo piano l’ hosting dell’e-mail aziendale non è però incluso.

Infoservice è un Partner Microsoft certificato e ti potrà seguire nel processo di digitalizzazione aziendale supportando la tua organizzazione ed inoltre offre una scontistica nell’acquisto delle licenze. Visiona qui le nostre offerte.

I Piani Enterprise

I piani Enterprise offrono dei servizi specifici e spazi di archiviazione maggiori. Rimandiamo alla pagina per visionare tutte le possibilità di acquisto di queste licenze. Qualora fossi interessato ad avere maggiori informazioni non esitare a contattarci!

Passaggio da Skype for Business a Microsoft Teams

Microsoft Teams: come nasce questo strumento di comunicazione 

Dal lancio di Microsoft Teams sono cambiate parecchie dinamiche. Nel Marzo 2017 Microsoft introduceva “una nuova idea per le comunicazioni intelligenti” e trasformava le esperienze di chiamata e di incontro delle persone e delle organizzazioni di tutto il mondo.  Il passaggio da Skype for Business a Microsoft Teams appare inizialmente faticoso, ma scoprirai quanti vantaggi avrà la tua organizzazione ad usare questo strumento!

Questo concetto ha preso forma  proprio con Microsoft Teams. Un prodotto integrato nella suite Office 365 e acquistabile con i piani Office 365 Business Premium e Office 365 Business Essential e con i piani Office 365 Enterprise. 

Il passaggio da Skype for Business a Teams 

Oggi, a distanza di oltre un anno, attraverso una dettagliata, intensa e puntuale roadmap, Microsoft Teams diventa il client principale per le comunicazioni intellingenti in Office 365. Teams sostituisce e integra al suo interno le funzionalità dell’attuale client Skype for Business, ma con funzionalità ancora più avanzate. 

Skype for Business (da non confondersi con Skype, servizio di messaggistica limitato nelle funzionalità) è un servizio di comunicazioni per le aziende, un software per riunioni via telematica e  offre un sistema avanzato di gestione delle chiamate, assente nella versione base e chiamato Skype Cloud PBX. 

Skype for Business permette infatti di cercare persone nell’organizzazione ed effettuare chiamate direttamente dall’interno dell’interfaccia utente Skype for Business oppure verso client di altre organizzazioni.  

  • Messaggistica istantanea, che permette di fare un rapido copia/incolla di un URL che si vuole condividere 
  • Condivisione di app e desktop, in modo da poter facilmente comunicare e far visualizzare, lavorare anche sotto pressione o spiegare argomenti con elementi visivi 
  • Condivisione di allegati per inviare file all’altra persona senza uscire da Skype for Business 
  • Organizzazione e pianificazione di riunioni in videochiamata con partecipazione condivisa di numerosi utenti (fino a 250 persone) 

Novità di Microsoft Teams 

Microsoft Teams è in grado di riunire conversazioni, riunioni, gruppi di lavoro, file e app di Office, integrazioni di terze parti. Fornisce un unico hub di lavoro in Office 365, arricchito dalle funzionalità di messaggistica (anche con l’esterno), riunione e chiamata (in HD) di Skype for Business. 

Differenze tra i prodotti: passaggio da Skype for Business a Microsoft Teams

Teams supera le tradizionali comunicazioni unificate, configurando delle comunicazioni intelligenti, che permettono di completare e condividere le attività in modo più efficiente con il minimo cambio di ambiente e di contesto. Consente di partecipare a riunioni più produttive, coprendo l’intero ciclo di vita e gestendo al meglio il sovraccarico quotidiano delle comunicazioni. 

 passaggio da Skype for Businesa a Teams 

Di seguito elenchiamo le differenze e le funzionalità aggiuntive di Microsoft Teams 

Passaggio da Skype for Business a Microsoft Teams in dettaglio: perché scegliere Teams

  • Messaggistica: i team di Teams (gruppi di lavoro/chat di gruppo) offrono adesso lo “stato di presenza unificata”, chat federata e contatti e funzionalità di traduzione in linea che consentono ai membri del team di conversare nella propria lingua madre. 
  • Riunioni: cloud-based, possibilità di registrare le riunioni, supporto per meeting più grandi (fino a 250 partecipanti). Oggi, grazie alle riunioni federate di Microsoft Teams è possibile ospitare riunioni tra più organizzazioni; è possibile allestire una sala riunioni virtuale in modo da poter qualificare i chiamanti in ingresso prima di unirsi alla riunione; avere il supporto di fallback dial-in per garantire che le persone possano partecipare a una riunione anche in caso di problemi di rete. 
  • Chiamate: chiamate in attesa, assistente automatico, trasferimento consultivo, do not disturb, possibilità di inoltrare una chiamata a un gruppo e supporto fuori sede.  

Ulteriori miglioramenti

Inoltre, il routing diretto consente di portare il proprio servizio telefonico ai team, che insieme ai piani di chiamata offre un’ opzione aggiuntiva per il tipo di linea da usare nei Microsoft Teams.  

  • Miglioramenti all’ecosistema dei dispositivi per i team: aggiornamento per i sistemi di sala Skype che consente loro di partecipare alle riunioni dei team; App Teams per Surface Hub nel Microsoft Store; Teams Conferencing Gateway, che consente di utilizzare telefoni SIP certificati Skype for Business esistenti con Teams; e supporto USB HID per i team, che consente ai clienti di rispondere, terminare le chiamate e controllare l’audio e il volume utilizzando le periferiche USB.  

Inoltre, saranno presto disponibili entro l’anno solare i servizi di cloud video interop per supportare le riunioni dei team con i sistemi VTC esistenti (Pexip, Polycom e Blue Jeans). 

 Teams è gratuito, provalo qui e installa anche l’app per usarlo come chat di lavoro. Su questo link potrai scaricare Microsoft Teams gratuitamente:

https://teams.microsoft.com/downloads  

Fucine di talenti, team consolidati, collaboratori occasionali, gruppi ad hoc, Team aziendali di tutto il mondo rimarrete soddisfatti dal passaggio da Skype for Business a Microsoft Teams!

Per maggiori informazioni sul Teams visita la pagina dedicata al prodotto

Passa a Teams 

Infoservice ti potrà guidare nel passaggio da Skype a Microsoft Teams. Dopo aver provato questo fantastico prodotto potrai contattarci per integrarlo e per un supporto nel gestire le varie funzionalità. 

Contattaci gratuitamente 

Infoservice si trova a Roma in Via Casilina 3/T (Porta Maggiore) al numero di telefono: +39.06.70307438 o via email info@infos.it  

Per ulteriori informazioni su come eseguire il passaggio da Skype for Business a Microsoft Teams e per iniziare oggi, potete visionare la documentazione Microsoft: 

Informazioni  sull’upgrade di Skype for Business to Teams 

Concetti e terminologia della GDPR

Terminologia del GDPR

Il 25 maggio, giorno dell’entrata in vigore del General Data Protection Regulation (GDPR) – il nuovo regolamento sulla privacy – è alle porte. In questo periodo si è cercato di capire cosa cambia e come andar d’accordo con il nuovo dispositivo, dissipando “paure”, indicando processi e soluzioni informatiche utili al raggiungimento della conformità di legge, la “famosa” compliance aziendale.

Facendo il punto della situazione, è quindi utile adesso, assimilare la terminologia del GDPR. Ciò consentendo ad ognuno di individuare il proprio ruolo sulla scena dell’attuazione del nuovo regolamento; di comprendere quali diritti e doveri ci riguardano in via preventiva, quali azioni mettere al più presto in pratica per arrivare pronti al 25 maggio!

Chi è il “soggetto interessato”? Chi sono e che differenza c’è fra il “Responsabile del trattamento” e il “Titolare del trattamento”? Cosa sono i “Dati personali”? Cosa si intende quando si parla di “Diritto all’oblio”, alla cancellazione? In che misura la legge coinvolge i responsabili e i titolari del trattamento rispetto alla “Violazione dei dati personali”? Cosa significano le locuzioni “Privacy by default” “Privacy by design” e principio di “Accountability”?

Avere ben chiare le risposte a queste domande consente di affrontare il processo di conformità alla nuova legge con coscienza, consapevolezza e successo.

Soggetto interessato

È qualsiasi cittadino UE (anche che si trovi al di fuori degli stati membri), identificabile tramite i propri dati personali. L’interessato, ad esempio, è il consumatore che effettua un acquisto online, il paziente di un sistema sanitario, il cittadino che accede ai sevizi della pubblica amministrazione online, l’utente delle applicazioni di social media e in generale qualsiasi persona fisica che fornisca informazioni personali per poter utilizzare dei prodotti/servizi.

Titolare del trattamento

È l’azienda che opera entro i confini della UE o al di fuori della UE ma che ha relazioni commerciali con i cittadini UE e che acquisisce dati sensibili sui cittadini UE nel corso della propria attività. Così secondo la legge n. 675/1996

il “titolare” è la persona fisica [dove per persona fisica si intende in questo caso il libero professionista, il piccolo imprenditore etc] o giuridica, la pubblica amministrazione e qualsiasi altro ente, associazione od organismo cui competono le scelte di fondo sulle finalità e sulle modalità del trattamento dei dati, anche per ciò che riguarda la sicurezza[1].

Responsabilità del titolare del trattamento è anche quella di scegliere partner in grado di erogare soluzioni conformi alla normativa.

Alcune esempi sono le aziende che ricevono informazioni su ordini online, indirizzi e carte di pagamento dai clienti o i fornitori di servizi sanitari che conservano la documentazione dei pazienti.

Responsabile del trattamento

È ad esempio, il tuo fornitore di servizi cloud! Il Responsabile del trattamento si configura come contraente per un Titolare del trattamento. È quindi il fornitore di servizi per un’altra azienda, la quale anch’essa offre servizi ai cittadini UE. Anche il responsabile del trattamento acquisisce dati sensibili sulle persone. Gli esempi includono anche aziende che offrono servizi di hosting delle applicazioni, fornitori di storage e fornitori di servizi cloud come il backup.

Dati personali

Sono dati personali le informazioni che identificano o rendono identificabile una persona fisica e che possono fornire dettagli sulle sue caratteristiche, le sue abitudini, il suo stile di vita, le sue relazioni personali, il suo stato di salute, la sua situazione economica, ecc..[2]

Particolarmente importanti sono: i dati identificativi come ad esempio i dati anagrafici; i dati sensibili come quelli che rivelano religione, opinioni politiche, lo stato di salute e la vita sessuale; i dati giudiziari che rivelano ad esempio l’esistenza di determinati provvedimenti giudiziari soggetti ad iscrizione nel casellario giudiziale…

La definizione fornita dalla UE è anche più ampia di quella di altri governi e include nome, indirizzo email, post dei social media, informazioni fisiche, fisiologiche o genetiche, informazioni mediche, ubicazione, dati bancari, indirizzo IP, cookie, identità culturale ecc. del cittadino UE.

Diritto all’oblio

È il diritto di ogni cittadino UE, dunque del soggetto interessato, di chiedere che siano cancellati e non più sottoposti a trattamento i propri dati personali. Le persone possono richiedere la cancellazione definitiva e completa di tutti i loro dati personali raccolti e/o archiviati dal titolare del trattamento. Ciò può avvenire ad esempio: quando il trattamento violi una disposizione del Regolamento stesso; quando le finalità per cui i dati sono stati raccolti o trattati siano terminate; quando l’interessato abbia ritirato il proprio consenso al trattamento dei propri dati.

Violazione dei dati personali

Il nuovo regolamento impone alle aziende, titolari del trattamento dei dati personali, di comunicare all’autorità di controllo, entro 72 ore dalla venuta a conoscenza dell’accaduto la violazione di sicurezza che comporta accidentalmente o in modo illecito la distruzione, la perdita, la modifica, la divulgazione non autorizzata o l’accesso ai dati personali trasmessi, conservati o comunque trattati.

Privacy by default e privacy by design

Sono i due fari guida nella dinamica di definizione delle politiche sulla sicurezza dei dati. Sono i concetti dai quali muove il GDPR. Il regolamento introduce il concetto di Privacy by default per sottolineare la necessità della tutela della vita privata dei cittadini “di default” appunto: come impostazione predefinita. Con ciò si richiede alle aziende l’adozione di un processo di raccolta dei dati che ne tuteli la diffusione. Il processo di adozione dei dati si verifica ad esempio in occasione di registrazione a servizi telematici o della stipula di contratti. Così come in ogni caso ciascun interessato rende noti i propri dati ad un terzo (titolare e/o responsabile del trattamento).

Ciò si lega ai principi generali della protezione dei dati, quali la minimizzazione dei dati e la limitazione delle finalità.

La privacy by default comporta, da una parte, che i sistemi informatici utilizzati garantiscano conformità alla legge anche rispetto a come questi vengono impostati e che determinate informazioni vengano protette in modo rafforzato. Dall’altra parte comporta l’utilizzo di determinate impostazioni in automatico di maggiore tutela per l’utente: queste impostazioni vengono affidate a chi “costruisce” il sistema informatico.

Per privacy by design si intende, invece, la necessità di tutelare il dato sin dalla progettazione di sistemi informatici che ne prevedano l’utilizzo. L’attuale codice della privacy contiene in nuce la definizione delle PET – Privacy enabling technologies – che costituiscono il fondamento della privacy by design. Significa che i programmi informatici e i sistemi informativi devono essere configurati riducendo al minimo l’utilizzazione di dati personali e di dati identificativi. Ciò consente di escludere il trattamento dei dati quando le finalità perseguite nei singoli casi possono essere realizzate mediante, rispettivamente, dati anonimi o opportune modalità che permettano di identificare l’interessato solo in caso di necessità.

Accountability

Si può tradurre in italiano con “responsabilizzazione” dei titolari e responsabili del trattamento dei dati. Il GDPR pone con forza l’accento su questo concetto. Esso rappresenta l’adozione di comportamenti proattivi e tali da dimostrare la concreta adozione di misure finalizzate ad assicurare l’applicazione del regolamento. Da questo approccio muovono le attività connesse ai criteri di privacy by default e privacy by design. Pertanto, tale principio richiede un’analisi preventiva e un impegno applicativo da parte dei titolari che devono sostanziarsi in una serie di attività specifiche e dimostrabili[3]

 

[1] http://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/39785. Vedi anche: http://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/49205

[2] http://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/diritti/cosa-intendiamo-per-dati-personali

[3] http://www.garanteprivacy.it/approccio-basato-sul-rischio-e-misure-di-accountability-responsabilizzazione-di-titolari-e-responsabili